Come cambierà la casa nel post-COVID: l’opinione dell’esperta

Francesca Matranga, ingegnere edile e mediatore immobiliare di Beliving International Properties, SOCIA DONNATTIVA.

#Iorestoacasa.

Il COVID 19 ci ha messo alle strette e ci viene chiesto con ogni mezzo di restare a casa. Per trattare ‘l’argomento casa’ in un periodo come questo, in cui una comunicazione non cristallina sta creando un certo scompiglio, è necessario mantenere un punto di vista razionale e consapevole.

Come cambierà la scelta della casa, nel post COVID?

Partirei subito dall’individuare il sinonimo più corretto per ‘Casa’. Io senza dubbio propendo per la parola ‘rifugio’…ma anche nido va più che bene.

La casa è prima di tutto un sogno. Acquistare una casa, ristrutturarla e poi viverla è il sogno di ognuno di noi, spesso l’obiettivo di una vita.

Il desiderio di trovare un rifugio, caldo e accogliente, è stato fino ad oggi l’elemento propulsore per la scelta della propria abitazione.

In quest’ultimo periodo siamo stati obbligati a stare a casa, insieme ai nostri cari. Siamo stati costretti a lavorare da casa. E’ stato imposto a molti di noi lo smart working.

Tutto questo ha trasformato notevolmente le motivazioni della scelta iniziale, cioè della casa come rifugio. Tutti abbiamo potuto verificare che la nostra casa assolve perfettamente alla funzione per cui l’abbiamo scelta, ovvero di nido da condividere con la famiglia. Ma allo stesso tempo, abbiamo potuto constatare che la nostra adorata casa, in molti casi, ci sta veramente stretta.

Un conto è trascorrere lunghi periodi in casa con la consapevolezza di poter evadere, pensiamo alle vacanze natalizie oppure a quelle estive, un altro è stare a casa 24h su 24h, con tutta la famiglia.

Si assiste ad un’incredibile interferenza tra le persone, in relazione agli spazi disponibili. Lo spazio delle nostre case ha degli standard strutturali che non tengono conto di queste sovrapposizioni.

Zone di studio: non tutti i figli hanno la propria stanza dove potersi collegare per la didattica a distanza. Non sempre è possibile fare delle turnazioni. Se poi gli adulti in smart working in casa sono due, allora il problema si amplifica e si è costretti ad invadere altri spazi, quali il soggiorno e la cucina.

Se poi ci sono bimbi piccoli, il caos regnerà sovrano.

Spazi comuni: Con tutti i dispositivi portatili e le cuffie è possibile isolarsi per vedere il proprio film preferito o connettersi ai social. Ma quando uno vuol fare un po’ di attività fisica? Oppure un altro vuol fare una videochiamata con i propri amici? Se ci sono adolescenti in casa, questo problema sussiste al 100% e non è di facile risoluzione. Ancora una volta, gli spazi comuni sono iperinflazionati

Spazi aperti: Quanti di noi, vedendo i post di amici e conoscenti, liberi di festeggiare la Pasqua con le proprie famiglie nelle loro terrazze assolate, non hanno desiderato che per magia il proprio balconcino si allargasse di un paio di metri? E pensiamo a chi vive in quelle case con balconi a petto, oppure con balconcini talmente piccoli in cui è impossibile muoversi, anche perché in genere occupati dalle macchine esterne per i condizionatori.

Ecco già solo osservando questi tre punti, si capisce come potrà cambiare la domanda nel post covid. 

Con il distanziamento? Come si farà a comprare una casa?

Spesso dico a chi accompagno a visitare una casa che ‘la casa parla’. Non parla a tutti allo stesso modo. Da ingegnere progettista, ogni volta che entravo in un appartamento o in una villa da ristrutturare, mi sentivo avvolta dalle immagini di quel posto in futuro, vedevo quegli ambienti in potenza. La casa mi parlava, ispirandomi nelle scelte architettoniche.

So che gli ambienti ci parlano, vogliono comunicare con i loro futuri fruitori.

Questa opportunità prima del COVID era garantita dall’accesso ai luoghi.

La Società per cui lavoro, la Beliving International Properties per l’appunto, è una società di marketing immobiliare e come tale già aveva attivato un insieme di procedure che facilitavano la visione degli ambienti anche prima di fare la vera e propria visita. Il virtual tour, eseguito con uno strumento specifico, consentiva di entrare nel dettaglio della casa restando dietro ad un pc.

La sfida di oggi è quella di affinare dei metodi per riuscire ad accedere in modo emozionale agli ambienti. La casa viene scelta per l’emozione che essa suscita. Per questo penso che il lavoro del mediatore, oggi più che mai, sarà fondamentale per consentire alle case di emozionare ancora i visitatori, garantendo al contempo gli standard di sicurezza per tutti.

Cosa pensa del mercato? Ci aspettiamo una nuova crisi?

Nessuno di noi ha la sfera di cristallo. Di certo sappiamo che nel 2008 a seguito del fallimento della Lehman Brothers la crisi fu di tipo economico finanziario. Oggi il mercato è chiuso, bloccato, cristallizzato. Una paralisi non dovuta a cause di tipo economico ma ad un virus che ci costringe a stare in casa e a fermarci. Certamente molte attività e di conseguenza molte categorie di lavoratori hanno subito uno shock e di questo bisognerà tenere conto. Ma se con la crisi finanziaria del 2008 il valore degli immobili è sceso del 3-4% annuo, fino ad attestarsi ai valori di gennaio 2020, di certo è impensabile che ci possa essere una riduzione dei valori di mercato che possa andare oltre quelle percentuali. Chi sostiene questo vuole semplicemente cavalcare un momento, approfittando della paura della gente.

Ricordo a tutti che la casa è il ‘bene rifugio’ per antonomasia, e il COVID ce lo insegna.

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