Coronavirus , la testimonianza di Margherita Zuccaro “La nostra farmacia, presente dal 1834, ha vissuto nelle sue diverse generazioni altre epidemie. Adesso pure io potrò raccontare ai posteri anche la mia pandemia”.

In trincea per combattere il contagio da Covid-19 ed assicurare il loro qualificato sostegno alle persone. Perché è questo che per i farmacisti sono i casi clinici: i numeri ed i codici che caratterizzano le “ricette” e le richieste di prestazioni sanitarie sono storie, fatte di quotidianità complesse, che il Coronavirus ha reso ancora più complicate. Ci sono cuori che battono e vite che hanno il diritto di avere qualcuno che si prenda curo di loro.

Così, giorno dopo giorno, specialmente nel primo periodo, quella contro il Coronavirus è stata una battaglia quotidiana da affrontare a volte – ed è il caso della dottoressa Margherita Zuccaro – in piccoli centri dove più farmacie e medici di medicina generale rappresentano la prima linea delle cure territoriali. 

In farmacia, allo stress emotivo si è aggiunta poi la fatica  di dover mettere in atto tutte le misure idonee a  preservare la loro integrità fisica e quella degli utenti, spesso in ansia e presi da mille “giustificate” paure, che hanno necessità di essere gestite anche con una parola di conforto.

Come vi siete organizzati? Avete scaglionato l’accesso nei locali della farmacia e installato appositi schermi protettivi sul bancone?

“I primi giorni è stato terribile affrontare la situazione. Innanzitutto abbiamo cercato di mettere in sicurezza il nostro personal,  dotandolo di mascherine, che di giorno in giorno, riuscivamo a procurare. Poi abbiamo recuperato, con grande sforzo, le barriere parafiato. Avvertivamo nello sguardo dei nostri clienti, quando ci vedevano con le protezioni, che prendevano atto che ciò che apprendevano dai mass media ogni giorno era più reale di quanto potessero immaginare. Il livello di allerta saliva e saliva, giorno dopo giorno.

In pratica abbiamo organizzato l’ingresso in farmacia, consentendo l’accesso ai clienti due per volta, per assicurare il mantenimento della distanza sociale, ancora prima del DPCM. Successivamente un nuovo decreto dava a tutti la possibilità di esercitare l’ attività a porte chiuse, senza alcun contatto con il pubblico, ma noi abbiamo cercato, comunque, di mantenere un minimo di contatto con ognuno di loro.

Durante il giorno, ancora adesso, sanifichiamo spesso i banconi con spray igienizzanti e la sanificazione continua anche di notte poiché abbiamo acquistato un apparecchio per disinfettare gli ambienti.

Intanto il Covid-19, specialmente al nord, ha mietuto tante vittime, molti di loro tra medici, infermieri ed anche farmacisti.

“È vero. Tanti colleghi del nord sono stati contagiati dal virus. Alcuni hanno dovuto chiudere le loro farmacie”.

In questo periodo avete avuto difficoltà nel reperimento di alcuni farmaci? Mi riferisco, ad esempio, a quelli a base di clorochina?

“Il nostro mestiere a parte quello di vendere le medicine, negli ultimi anni è diventato quello di recuperarle soprattutto. Infatti, spesso, diversi farmaci scompaiono dal classico sistema di distribuzione e allora tutto diventa complicato. Ciò accade per diversi motivi: uno tecnico dovuto alle vendite che superano le richieste, ma anche per meccanismi occulti, per cui i farmaci vengono immessi nei mercati esteri, venendo così alterato il fabbisogno nazionale.

Ma non entrando in merito alla questione, diversi farmaci sono stati contingentati per evitare forme di accaparramento.

Tra questi quello noto, in questi giorni, è stato il Plaquenil, un vecchio antimalarico usato regolarmente nelle forme di artrite reumatoide che ora viene utilizzato in via sperimentale per la cura del COVID-19”.

L’ossigeno è ormai, di fatto, un farmaco importante in questo momento ma molte persone continuano a tenersi a casa, e non riportarle in farmacia, le bombole ormai vuote. In che modo avete fatto fronte alla carenza di disinfettanti e di mascherine?

La carenza di ossigeno è stata uno dei problemi che abbiamo dovuto risolvere. Sulla base delle notizie dei colleghi del Nord che lamentavano di non poter erogare ossigeno per mancanza di bombole, abbiamo subito intrapreso una campagna mediatica per sollecitare i nostri clienti a riportare i dispositivi vuoti o a segnalarcele in modo da poterle ritirarle direttamente presso il loro domicilio. Tutto questo mentre il telefono squillava continuamente per sapere se avevamo mascherine o gel igienizzante.

Proprio per quanto riguarda i gel ci siamo affidati al nostro Pharma gel, ovvero un gel disinfettante che viene prodotto nei laboratori dei farmacisti italiani e venduto a prezzo concordato in tutte le farmacie”.

Siete punto di riferimento per i cittadini sul territorio. Le persone si recano da voi in farmacia non solo per acquistare i farmaci ma anche per essere assistiti, consigliati e confortati.  
Vi riconoscono un ruolo essenziale in questo difficile momento dato dall’emergenza Covid-19. C’è una testimonianza che le fa piacere ricordare?

“La nostra farmacia è da sempre impegnata nel territorio, all’interno del quale riveste un ruolo sociale. Abbiamo deciso di lavorare a battenti aperti per essere più vicini ai nostri clienti che ci sottoponevano diverse problematiche. I medici di base, fin da subito, hanno ristretto le visite ambulatoriali solo ai casi urgenti. I pazienti non potevano andare più in ambulatorio neanche per ritirare le prescrizioni. L’emergenza Covid era sfociata in modo repentino, prendendo tutti alla sprovvista, e molti pazienti si trovavano senza farmaci, con piani terapeutici scaduti, senza presidi sanitari. Insomma senza nessun punto di riferimento, senza per poter avere informazioni di nessun genere. Intanto la digitalizzazione da anni richiesta era già arrivata!

Ogni giorno è stato, ed è ancora, un continuo via vai di clienti alla ricerca di spiegazioni anche su come scaricare le famose ricette digitali.

Ma a quale prezzo? Tutto grava su noi farmacisti”.

Cosa significa per lei lavorare ogni giorno indossando i dispositivi di protezione individuale che com’è noto sono ingombranti e disagevoli?

La mattina, quando arrivavo in farmacia, mettevo il camice e al volo ero già operativa. Adesso ci vogliono dieci minuti per poter essere pronta.

Indossare i dispositivi di protezione individuale, benché fondamentali per contrastare la diffusione del virus, rappresenta sicuramente una costrizione fisica alla quale nessuno di noi è abituato e, a volte, aumenta lo stato di angoscia di chi come noi si trova in prima linea ad affrontare questo nemico invisibile. Ma, alla fine, cominciamo ad abituarci. Spesso ti manca l’aria e devi fare qualche pausa per poter bere e respirare a pieni polmoni.

Quando arrivo a casa, il primo pensiero è quello di non mettere in pericolo la salute dei miei cari ed è per questo che prima di entrare ripongo gli “abiti da lavoro” in un camerino.

Il rapporto della famiglia è molto importante perché, se da un lato vorresti evitare qualsiasi contatto per paura di un eventuale contagio, dall’altro mi fa sentire al sicuro e protetta e mi consente di recuperare lo stres, accumulato durante la giornata lavorativa.

La nostra farmacia, presente dal 1834, ha vissuto nelle sue diverse generazioni altre epidemie, come l’influenza spagnola e il colera, vissute da mio nonno e mio padre e, quando ero giovane, ho sentito spesso i loro racconti in merito. Adesso pure io potrò raccontare ai posteri anche la mia pandemia”.

Arianna Zito

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...