Il silenzio surreale della quarantena oggi sembra sia terminato: siamo nella fase 2. Saremo noi a vincere sul virus e sarà il rispetto delle regole a salvarci. Saremo noi più tenaci, più pazienti e alla fine ci uniremo al coro di coloro che cantavano: “Vincerò, vincerò”.

Parla Teresa Di Fresco, socia DonnAttiva, già Vice Presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia

“State a casa, state a casa”. Questo il grido di allarme lanciato il 9 marzo scorso dall’Istituto Superiore di Sanità. La pandemia non si è comunque fatta attendere e, da lì a poco, buona parte
della popolazione mondiale è rimasta in quarantena. E poi, mascherina sì, mascherina no. Una macabra danza tra “stiamo attenti, seguiamo le regole che ci sono state dettate” e “ma no, non può essere vero”. E invece era vero: i tanti morti in Italia e nel mondo ce lo hanno purtroppo confermato. E l’ansia intanto assaliva tutti noi e per allontanarla, per esorcizzarla giù a cantare ai balconi, a tirar fuori un patriottismo ormai desueto con l’Inno di Mameli, Va pensiero, la notissima All’alba vincerò che è diventata quasi un secondo inno nazionale, e poi Cutugno, e poi arcobaleni per ringraziare tutti i medici, gli infermieri e coloro che gravitano in ambito sanitario per i loro estenuanti sacrifici. Tutti a casa, dunque, si esce solo per fare la spesa – e lì siamo diventati tutti chef – per postare poi sui social le immagini di una pizza fatta in casa “che più buona non ce n’è” o di un dolce seguendo una antica ricetta della nonna. Oppure per andare in farmacia a cercare, magari, le introvabili mascherine e pur sapendo che non se ne trovano, chiedere uno spazzolino da denti o una crema per le ustioni – date le ore passate ad entrare ed uscire dal forno rovente le pietanze preparate per ammazzare il tempo! I cani, poi, sempre a spasso a fare i bisognini e, poveri animali! stremati da passeggiate interminabili ad uso e consumo dei proprietari che così hanno una scusa per uscire da casa.
Quando Roberto Benigni in un suo film ambientato a Palermo fa dire al protagonista che il
problema vero del capoluogo siciliano è il traffico, certamente non avrebbe mai immaginato che da lì ad alcuni anni, traffico ce ne sarebbe stato ben poco a Palermo. Pochissime automobili in giro, in genere di chi è costretto ad uscire dalla propria abitazione per andare al lavoro che non può svolgere da casa, oppure chi si occupa di servizi essenziali per i cittadini o chi per motivi di salute o le forze dell’ordine. Insomma, di traffico, nemmeno l’ombra. E nel mese di marzo, in verità, ombra se n’è vista poca perché, già!, sembra che anche la primavera in quest’anno bisestile, questo famigerato 2020, se ne sia stata in quarantena, chiusa chissà dove.
Per un mese e mezzo circa, la cronaca continua dei morti, dei sopravvissuti, dei bisogni di presidi sanitari, di ospedali, di medici, infermieri, mascherine, disinfettanti, respiratori ha riempito telegiornali, giornali, siti, social media.
E infine, ma cosa di non poco conto, si comincia a tirare le somme del disastro – e perché no? –
anche economico che questo Covid-19 ha portato a ciascuno di noi, ognuno nelle proprie finanze e nelle proprie necessità e non sappiamo quando e come ne usciremo.
Di certo non ci è mancata la solidarietà, quella di alcuni capi di stato di paesi vicini e lontani, e non la dimenticherò, non la dimenticheremo e ce ne ricorderemo, dobbiamo ricordarcene per il resto dei nostri giorni, e trasmettere il ricordo anche alle generazioni future insieme alle immagini di un Papa, Francesco, che prega per tutti in una piazza San Pietro deserta come non l’abbiamo mai vista, ma piena di voci lontane, di persone, di anime che davanti ad un televisore sono state incollate e commosse ad ogni sua preghiera, ad ogni sua parola, ad ogni suo gesto.
Il silenzio assordante a marzo, ad aprile, interrotto soltanto dall’abbaiare dei cani non abituati al silenzio surreale del periodo della quarantena, oggi sembra sia terminato: siamo nella fase 2 e possiamo stare un po’ più fuori casa, fare un po’ di sport, perfino andare a trovare i nonni, i genitori, ma sempre con indosso la mascherina e mantenendo una certa distanza di sicurezza. Ancora dobbiamo aspettare per gli abbracci, per i baci, per le cene con gli amici, per andare nei Musei, al cinema, a teatro e ci sembra quasi abbastanza potere andare in libreria ma sempre entro i limiti di sicurezza.
Che il chiasso, dunque, sia di nuovo sovrano, che sia la vita, quella che conosciamo come tale, a
tornare nelle strade delle città che sembravano abitate da fantasmi che quasi avevano paura di
mostrarsi. Anche loro. Ma non dimentichiamo le regole della prevenzione, delle mascherine, dell’igiene, della distanza di sicurezza perché siamo noi che dobbiamo vincere sul virus e sarà il
rispetto delle regole a salvarci. Saremo noi più tenaci, più pazienti e alla fine viene quasi da unirsi al coro di coloro che, almeno nei primi giorni di quarantena, cantavano: “Vincerò, vincerò”.
Teresa Di Fresco

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...