Mai perdersi d’animo: trarremo insegnamento dall’esperienza del lockdown.

Liliana Nobile (docente-scrittrice)


La paura è probabilmente più contagiosa di un’epidemia, ma la natura umana ci porta a non perderci d’animo. Ogni giorno ci si alza e si va incontro al giorno con coraggio. Si tratta di un coraggio che spinge ad assumersi le proprie responsabilità e a resistere nei momenti più difficili e dolorosi. L’amore per la vita ci conduce a fronteggiare le avversità, a sostenere prove di coraggio, a ricercare soluzioni per superare i momenti di crisi, a mettere a frutto le nostre conoscenze e a mettere in atto strategie di comportamento per tutelare principalmente la nostra vita, dunque la salute.
Mai come in questo lungo anno, ho avvertito la precarietà dell’essere umano, che pur avendo raggiunto un alto grado di evoluzione, ancor oggi si trova a fronteggiare destabilizzazioni in ogni campo causate e acuite, oltre che dall’instabilità delle condizioni sociali, ambientali ed economiche, dalla diffusione di un nemico invisibile: il coronavirus. Tra incrementi e decrementi del contagio, ci siamo trovati a vivere contrastati tra cautele, fobie, ansie e speranze. Le misure restrittive sono valse a contenere un contagio più virulento e, senza mai perdere fiducia in una ripresa più rapida possibile da questa situazione di difficoltà e disagio, abbiamo agito secondo coscienza, animati dalla speranza di trovare una prospettiva di miglioramento, recentemente supportata dalla produzione di vaccini per aiutarci progressivamente a uscire fuori dalle attuali difficoltà.
Non è facile abituarsi a vivere distanti dal calore umano, in assenza di abbracci, di effusioni, di tanti gesti che rientrano nella sfera dell’amore e dell’amicizia per esprimere l’affetto, che toccano l’anima ancor più del corpo. Non è facile accettare di poter vivere “distanziati” a lungo, di tenere fuori casa una mascherina per proteggere noi e gli altri dal contagio, a causa del Covid-19, un’epidemia che ha scatenato una corsa, storicamente inedita, a garantire le nostre esistenze. Non esporci al virus comporta mettere in atto ogni misura di riduzione e contenimento del contagio; e se da un lato abbiamo compreso l’importanza di preservarci, dall’altro non riusciamo ad accettare emotivamente le prove da affrontare: l’ho sperimentato, personalmente, anche in qualità di docente, a diretto contatto con studenti che sono tuttavia riusciti a sperimentarsi giudiziosamente nella didattica a distanza: esperienza controversa e interessante, complessa a causa delle differenti possibilità ambientali, sociali, economiche del nucleo di appartenenza. Nonostante tutto, hanno dato prova, in modo diverso e con gli strumenti a loro disposizione, di avere qualità umane preziose. Quest’umanità futura, che come docenti cerchiamo di coltivare – sperimentando ogni giorno nuove metodologie, tenendo conto delle esigenze individuali –, ci fa ben sperare.    
È innegabile che i giovani ne risentiranno: la lunga e penosa parentesi pandemica della nostra esistenza li ha messi a dura prova. Stanno vivendo un periodo di insicurezza e di confusione non favorevole in una fase della vita in cui la formazione o la ricerca del lavoro sono deformate da un’alterazione dell’equilibrio emotivo, da più frequenti disturbi d’ansia, acuiti dall’incertezza del periodo, da una ridotta o assente vita sociale, persino dalle videolezioni che – a loro dire – sono diventate causa di maggiore stress, pur restando una soluzione necessaria e transitoria a garanzia del diritto all’istruzione.  
I miei studenti hanno ben compreso che la cultura è un cammino essenziale che non dobbiamo interrompere. Semmai occorre impegnare parte del tempo della nostra giornata per percorrere la via della conoscenza che diventa competenza e capacità di intervenire attivamente a migliorare la nostra vita e quella della comunità nella quale agiamo, con la comune forza d’animo – cara agli antichi filosofi – tra cui Seneca, Epitteto e Marco Aurelio che nei Pensieri (VII 61) scrive: «Vivere è un’arte che assomiglia più alla lotta che alla danza, perché bisogna sempre tenersi pronti e saldi contro i colpi che ci arrivano imprevisti».

Liliana Nobile (docente-scrittrice)

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