Emergenza Covid 19. Lavoro & Impresa: il presente carico d’incertezze e il futuro carico di visioni

Vania Pistolozzi

C’è un prima, un dopo e un durante. Un prima, dove il tuo lavoro è programmazione, progettazione in linea di continuità con quanto già consolidato, la tua agenda è cadenzata da appuntamenti che si ripetono anno dopo anno. Così, l’anno 2020 si apre in una prospettiva positiva, un trend consolidato che consente di elaborare strategie di più ampio respiro, obiettivi ambiziosi, che vediamo diventare sempre più concretamente raggiungibili. Ma arriviamo al mese di marzo, che inizia in un clima di sempre più evidente incertezza, saltano eventi, fiere, la situazione precipita e improvvisamente tutto si ferma. A onor del vero, penso che in quel frangente nessuno di noi abbia compreso la dimensione di ciò che stava accadendo. Abbiamo avuto bisogno di qualche giorno per capire, prendere coscienza che eravamo coinvolti in qualcosa di inimmaginabile. Così ti trovi sospesa, fermo immagine, come in Matrix, tra il mondo che pensavi di possedere e questa nuova dimensione. Una sensazione che dura lo spazio di qualche giorno, il tempo di realizzare che ora più che mai non è il tempo di fermarsi, nessuno sguardo indietro, testa, cuore e occhi sull’oggi, per analizzare, cercare di comprendere e iniziare a programmare e agire. Si, perché in questo periodo di “immobilizzazione” niente è rimasto fermo, abbiamo in parte avuto l’opportunità unica di osservare la vita, le nostre vite da una prospettiva diversa, incredibilmente diversa e abbiamo messo in campo risorse nuove. Certo, ci siamo fatti prendere anche dall’ansia da prestazione, dimostrare che avevamo energie, idee da mettere a disposizione del gruppo di lavoro per essere pronti a ripartire.

Così ecco il durante, il tempo dello #stiamoacasa si è trasformato in quello dello #smartthinking&flexiblework. Nel senso che stiamo imparando a pensare in modo veloce e innovativo, stimolati dal nuovo modo di lavorare e collaborare. Per molte aziende, il nostro contesto produttivo nazionale è costituito di piccole e medie imprese al di sotto dei cento addetti, ha significato per la prima volta cimentarsi con lo smart working. Un nuovo modo di operare che ci ha però fatto comprendere che la tecnologia può rappresentare un fattore, non semplicemente di innovazione, ma soprattutto di cambio culturale. Paradossalmente la distanza e l’isolamento ha rimesso al centro le persone, facendo nascere, seppure in modo embrionale, una nuova visione del team working basata si, sulle competenze, ma soprattutto sulle capacità relazionali, di ascolto e di visione. Ma lavorare a distanza, guardarsi attraverso un monitor, necessità di un maggiore sforzo, superare la barriera fredda della tecnologia per cimentarsi sul terreno insidioso del comprendere l’interlocutore senza l’ausilio del linguaggio del corpo.

Il durante è anche tempo che si dilata, le giornate scorrono quasi del tutto immerse nei pixel dei nostri monitor. In attesa di quel dopo, che stiamo già costruendo in quest’oggi ancora colmo d’incertezze, ma al contempo carico di nuove visioni.

Vania Pistolozzi

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