Il Pane al tempo del Covid Di Vincenza Scala


Quasi un anno è trascorso ormai… si sa il tempo passa e tutto scorre, tutto
cambia, ma nella nostra memoria, nella memoria della mia generazione e in quella
dei miei genitori, i ragazzi del ’68, i momenti della prima emergenza Covid, dei
primi mesi del 2020, resteranno impressi come capisaldi di una trasformazione
della nostra quotidianità, per sempre. Torneremo alla nostra vita sociale, perché è
questa la prima essenza di cui siamo fatti, di socialità; avremo davanti a noi un
altra meravigliosa occasione di misurarci con noi stessi e con il dono più bello che
la Vita ci offre, la libertà, Fremiamo, tutti.. ed è proprio aspettando questo
momento che ho deciso di organizzare i ricordi di questo periodo, un po’ come si
fa con le foto.
Della primavera del 2020 conserverò l’immagine del mio paese, della mia città,
della mia nazione che per affrontare momenti di grandi incertezze, paure e
sconforto, si sono ritrovati attorno al focolare domestico, la famiglia, e da li hanno
tratto la forza, per affrontare al meglio la grande pandemia del XXI secolo. Si sono
rispolverate vecchie abitudini per creare attorno a noi momenti in cui ci potevamo
riconoscere.. la mani… le mani di ogni famiglia hanno lavorato tutte insieme. Ci
siamo scoperti o riscoperti artisti, artigiani, cuochi. Abbiamo, tutti, fatto il pane.
Il pane, da sempre simbolo di genuinità, simbolo di scambio sociale fra uomo e
natura, frutto di un sapere artigiano dal momento della semina del grano, alla
mietitura delle messi, dalla macina al gesto dell’impastare; si è riscoperto centrale
nel rapporto tra passato presente e futuro.
Esito di un prezioso equilibrio tra materia, lavoro, tempo e dedizione, ha veicolato
con la sua bontà non solo il gusto e il piacere del mangiar bene, ma anche e
soprattutto lo stare insieme, nel vivere l’emozione della riuscita e della condivisione
di questo.
Il profumo del pane caldo è uno dei profumi più buoni al mondo, evoca momenti
dell’infanzia, la campagna, la semplicità; vivifica le relazioni fondanti la nostra vita,
la nostra famiglia.
Abbiamo pensato ad impastare, perché lo facevano le nonne, i nostri bisnonni,
perché è nei ricordi che ci rifugiamo quando abbiamo paura, quando decidiamo di
rallentare o siamo alla ricerca di una carezza al cuore e all’anima, che possa
alleviare la nostra sofferenza.
Siamo stati tutti insieme compagni (dal latino ‘cum panis’ non a caso) di questa
sventura, uguali nel bisogno più intimo, di non perderci.. di ritrovarci e di tenerci
forte e saldi al nostro sapere al nostro bagaglio evolutivo e alle nostre radici al
tempo stesso.
Dispensare consigli, gioire con chi ha cercato di imparare, con chi si è messo alla
prova è stato un momento che mai dimenticherò.. abbiamo fatto il pane per
Amore, come Cura.

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