Il valore del pane , il valore dell’arte, il valore delle mani

A casa dei miei genitori il pane era una cosa seria . (Testimonianza di Maria Grazia Bonsignore)

Ricordo, non ci era permesso mangiare il pane fresco finchè non fosse finito il pane del giorno precedente e di conseguenza per noi ragazze il gusto ed il profumo del pane caldo erano qualcosa di sublime.

Mia madre era una donna bellissima , da bambina giocava con il fango scavato via dai granchi nel torrente, da adulta era diventata un artista di fama internazionale,  grazie alla sua passione per la ceramica e alle sue innate sensibilità ed intraprendenza  aveva fondato il suo laboratorio nei giardini del Duomo di Monreale. Anche mia nonna era un’artista , dipingeva tele ispirandosi agli impressionisti  francesi  e insegnava ricamo e cucito alle giovani ragazze monrealesi. Era una donna austera dal piglio aristocratico che , assieme alla sorella,  le aveva fatto guadagnare  in gioventù il soprannome ‘le inglesi’ . Crescendo con lei ascoltavo spesso i suoi racconti sui ’tempi di guerra’, le difficoltà che avevano vissuto , la mancanza di comodità , la vita semplice nella casa di campagna dove non mancavano di accogliere famiglie di sfollati che fuggivano dalla città.  Mi insegnava ad avere rispetto per le persone e per le cose , ad acquisire il senso della misura evitando gli sprechi e gli eccessi, a ringraziare ogni volta che ricevevo un bicchiere d’acqua.

Allora probabilmente tutto ciò mi sembrava fuori moda  , ma crescere  con questi valori essenziali della vita mi ha aiutato molto  e penso di avere attinto come non mai a questi insegnamenti durante il periodo storico nel quale tutta l’umanità si è trovata a fare i conti con il Covid 19.

Tornando indietro nel tempo al 24 febbraio 2020, data nella quale si erano già manifestati i primi casi in Italia e in un ospedale di Roma era ricoverata la coppia di turisti cinesi sbarcati a Civitavecchia dalla nave da crociera , ricordo tutti i miei timori scendendo da casa per andare al lavoro . Mi fermai in farmacia per comprare una mascherina ma erano già tutte esaurite, a malapena riuscii a guadagnarmi un piccolo flacone di amuchina. Con quel flacone mi stavo armando per affrontare il mio primo giorno di ‘guerra’ contro quel nemico invisibile che andava anche lui in vacanza e si insinuava subdolamente negli stessi luoghi e attraverso le stesse persone che rappresentavano la mia quotidianità . Tutto un repertorio di stati d’animo , dalla paura alla inquietudine mentre vedevo trasformarsi in pericoloso tutto ciò che fino al giorno prima era assolutamente normale, venne stroncato il 10 marzo quando tutta l’Italia entrò in zona rossa, tutte le attività si fermarono, la mia attività commerciale si interruppe, i contatti umani furono proibiti e la mia unica domanda era : ce la farò?

Ho fatto il pane , ho impastato la farina e l’acqua , ho affermato a me stessa  di essere capace di provvedere ai bisogni della mia famiglia in modo assolutamente inconsapevole, ho cercato nella mia memoria la cosa più buona e più importante che potesse dare conforto e sostanza a me e mia figlia ed è stato straordinario poi rendersi conto di quante mani all’unisono avessero impastato gli stessi sentimenti.

Ho cucito le mascherine per tutti i miei familiari , ho ripreso ago e fili li dove mia nonna lì aveva lasciati, ho disegnato il modello e con le forbici ho tagliato la stoffa, dovevo poter uscire da casa e dovevo proteggere me e gli altri  , le mie mani  non potevano attendere che il mio bisogno  di sopravvivenza dipendesse da qualcun altro. Le indosso tutt’ora, ed anche mia figlia, mia sorella.

Ho lavorato l’argilla , ho trascorso tutti i pomeriggi chiusa in laboratorio in compagnia unicamente del mio cane e dei personaggi a cui giorno dopo giorno davo vita. Immergendomi completamente nei miei disegni , senza condizionamenti o richieste da soddisfare raggiungevo ogni giorno un nuovo traguardo, ogni giorno superavo un nuovo limite e ogni giorno mi innamoravo delle mie donne e dei miei mori che si guarnivano di limoni e melograni o di volute  e arabeschi e si coloravano di luci che mai prima d’ora erano esistite.

Le mie mani si sono fatte spazio attraverso la paura e hanno creato amore .

 Sono e sarò  sempre grata alla mia famiglia per tutto ciò che sono e che ho.

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