L’8 marzo, Giornata Internazionale sui diritti delle Donne

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Liliana Nobile (docente e scrittrice)


L’effettiva parità di genere è un obiettivo che riconosce parità di ruolo alla donna, ma sinora non è stato ancora pienamente raggiunto.
Le donne hanno molto lottato per superare pregiudizi e comportamenti discriminatori e persino misogini, per raggiungere inediti e alti traguardi nel lungo percorso di emancipazione che le ha viste impegnate per uscire da una condizione di inferiorità insopportabile e ingiustamente imposta.
Per ottenere l’uguaglianza nelle attuali democrazie, soprattutto in territori politicamente arretrati – in cui le donne vivono in condizioni di sudditanza –, è necessario rompere le convenzioni sociali imposte e far emergere questioni che non riguardano la sola dimensione privata.
La “questione femminile” non è un aspetto storicamente datato, che ha riguardato le battaglie per l’uguaglianza delle donne di fine Ottocento e di inizio Novecento, combattute man mano nel corso dei decenni per concedere maggiori diritti alle donne. Le associazioni e la stampa di genere, sin dal secolo scorso, hanno lottato per ottenere il riconoscimento dei diritti delle donne, tra cui l’importante diritto di voto, a partire dall’impegno delle “suffragette” inglesi. Ancora oggi, la ricorrenza dell’8 marzo, che nella cultura popolare è la “Festa della donna”, ci conduce a ripensare la condizione dell’universo femminile per non perdere di vista i chiaroscuri delle vicende e delle vite di tante donne protagoniste nel campo dell’emancipazione delle donne, contrastanti con l’idea di festa e con una parità di genere che stenta pienamente a realizzarsi.
Festa richiama un lieto evento da condividere con la famiglia o con la collettività, ma l’8 marzo non è soltanto una data connessa alla celebrazione di un giorno fausto o solenne, se ci riporta ai toni scuri di un fatto tragico accaduto l’8 marzo del 1908: l’incendio divampato in un’industria tessile di New York in cui persero la vita oltre cento operaie. Diversi sono gli eventi che hanno fatto emergere l’importanza della donna in una giornata celebrativa, tra cui la storica iniziativa del Partito socialista americano che chiese di dedicare un giorno al riconoscimento del ruolo della donna nella nostra società, il 23 febbraio del 1909; pochi anni dopo, in Germania, l’8 marzo del 1914, il “Frauen Tag” celebra la richiesta del diritto di voto alle donne; non ultimo, la manifestazione in strada contro lo zar che a San Pietroburgo, l’8 marzo del 1917, vide la presenza di un alto numero di operaie, che pose l’accento sul ruolo delle donne nel mondo del lavoro.
Oggi celebriamo un giorno sancito storicamente nel 1977 dall’ONU che ha definito l’8 marzo “Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle donne e per la pace internazionale”, riconoscendo il ruolo di pace e la necessità di aumentare le iniziative a favore della collaborazione delle donne alla vita sociale e civile.
Dopo tanti interventi a garanzia del ruolo delle donne, nonostante i recenti progressi, assistiamo alla violazione intollerabile dei diritti legislativi acquisiti. Troppe donne sono vittime di un carnefice che ha smesso gli abiti del padre, del marito e dell’uomo capace di ragionevolezza, e subiscono umiliazioni che vanno dalla violenza fisica alla violenza psicologica, dalla negazione dei diritti umani al femminicidio.
Libertà e istruzione sembrano essere privilegi e non diritti inalienabili, al pari del diritto alla vita e alla salute; in disprezzo della dignità delle donne, si è ripagate con un salario basso, si abusa della dignità personale con la richiesta di continui compromessi o di imposizioni, dimentichi del valore che ha la donna nella società.
Studiare, scrivere, parlare, denunciare sono strumenti essenziali per combattere una battaglia inarrestabile che ripari i danni di una cultura retriva e ancestrale, lontana dalla parità, che toglie pace e serenità a troppe donne, rendendole forzatamente e ingiustamente minoritarie, quando invece è l’impegno, il lavoro e il coraggio delle donne che sorregge l’attuale sistema sociale.  
Le mimose sono un simbolo italiano per omaggiare le donne: compagne, sorelle, mamme, insegnanti, artigiane, operaie, imprenditrici, impiegate, dirigenti, badanti, infermiere, medici, farmaciste, artiste, poetesse, scrittrici, giornaliste, libere professioniste, attiviste, quotidianamente impegnate e sempre più consapevoli del loro ruolo, in una speciale ricorrenza: l’8 marzo, una data che esprime l’essenza di ogni giorno in cui la donna è emblema di vita, di amore, di coraggio, di sostegno e di bellezza d’animo.
Le donne meritano la parità di genere per i ruoli che svolgono e per i valori che racchiudono in sé. Il benessere e i benefici diretti alle donne hanno ricadute nella società intera: lo riconosce l’obiettivo 5 sulla Parità di genere dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite: «La parità di genere non è solo un diritto umano fondamentale, ma la condizione necessaria per un mondo prospero, sostenibile e in pace».
L’umanità intera ha la sua intrinseca valenza nella qualità delle relazioni e la donna non è da asservire, non essendo estranea ai processi sociali e al progresso umano, semmai parte coessenziale. E come possiamo attingere da una delle lezioni fondamentali dell’educativa letteratura del nostro Duecento, nella sua essenza, la donna è il fiore più bello, al quale nessun fiore può essere paragonato, e pertanto merita considerazione e rispetto.

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