Io, mamma all’estero e il Covid

di Ilaria Trabucco

Un anno è un buon periodo di tempo. Ed effettivamente ne abbiamo avuto di tempo ultimamente per riflettere, contare, inventare, cambiare idea, dire la propria. Come nel normale ordine delle cose, ci siamo dati battaglia ed abbiamo saputo dimostrare una umanità ed una unione di anime ai più sconosciuta. Come recita il detto? Quando il gioco si fa duro… Così, in un momento di sconforto e difficoltà, abbiamo imparato a conoscerci.

Per non spingermi troppo oltre, penso a me ed a quante cose ho scoperto che non credevo mi appartenessero. Come la stragrande maggioranza delle mamme, ho superato la paura di questo virus pur di vedere il sorriso sulla bocca dei miei figli, ho mentito ed inventato tutte le storie possibili per non mettere loro ansia, ho inventato ogni sorta di storia pure per spiegare il perché non potessero vedere amici e nonni. Alla faccia del mio proposito di dire sempre la verità!

Ho dovuto fare i conti con le scelte che ho fatto, letteralmente ogni giorno. Per me che vivo all’estero, in un paese tanto diverso dall’Italia, sicuramente una delle cose più logoranti è stata il dover vivere in continuo contrasto con me stessa: tornare o restare, difendere od attaccare, passato o futuro? Una delle cose più difficili è stata dovermi trovare a difendere (più del solito, intendo) un paese e le sue scelte agli occhi dei miei cari, a spiegare la ratio di certe azioni, il differente punto di vista – mentre in Italia sembrava tutto più esageratamente sicuro ma meno logico e scientifico. Anche se, lo ammetto, certe volte l’obbligo di mascherina all’aperto mi piacerebbe pure qui, benché squisitamente irrazionale.

Un anno, questo, passato a guardare dalla finestra di casa gli altri applaudire, le ambulanze passare, la gente seduta al tavolo di un ristorante come se nulla fosse, i vicini che fanno festa nel giardino accanto al tuo – 2 metri per 2 – con 40 gradi e dovere tenere quelle stesse finestre specchio sul mondo chiuse per paura che ‘qualcosa passi, perché non si sa mai…. E mettiamoci in mezzo anche l’estate, con le foto delle spiagge dove vorresti essere con quei piccoli occhi furbetti a divertirsi a fare castelli di sabbia o bagni infiniti (ma non puoi perché potrebbero sospendere i voli, chiudere le frontiere, mettere la quarantena e c’è sempre la possibilità di essere chiamato a tornare a lavorare in ufficio due giorni dopo) e tu non puoi muoverti da quel minuscolo giardino sempre 2×2… con i bimbi che vedono i cuginetti giocare sorridenti al mare o tutta la famiglia riunita che ti ripete: ‘mancate solo voi’, ‘l’anno prossimo…’.

La cosa che però è stata la più difficile da mandare giù, lo ammetto, è stata il sentirsi dire che no, loro no, loro si tutelavano, erano tappati a casa, era una situazione difficile per tutti, nessuno faceva niente e poi quegli stessi mi mandavano le foto ed i video di un meraviglioso mare color cristallino in un clima di calma assoluta, terrorizzando me, che continuavo a disinfettare qualsiasi cosa.

Riflettendoci bene, però, forse alcuni non hanno scoperto niente di loro che non conoscessero già. Sono stata io quella che ha scoperto di più sul loro conto! Eppure continuo a pensare che questo virus ci ha accomunati un po’ tutti, e non nel senso squisitamente borghese che voleva ancora una volta aggredire i più ricchi e potenti e lanciava titoli quali ‘tizio si è ammalato, questo a riprova che il covid può colpire chiunque’, quasi fosse arrivato il giudizio universale ed i più potenti dovessero essere chiamati a pagare, probabilmente per tutti. Intendo che l’uomo risponde in una certa maniera in base a quello che è – giusto per ripetermi.

In fin dei conti l’unica differenza che trovo nella mia situazione, una volta incanalata in una delle varie categorie di “quelli che” (nel mio caso, una di quelli che riguardo al covid se ci pensa un po’ si spaventa pure dell’aria che respira – ed in questo caso non lo dico tanto per dire) è che in questa situazione, vivere lontano dalla famiglia, significa triplicare la paura che ‘se ti viene qualcosa…. chi bada ai tuoi figli? Cosa succede loro?’.

E dire che all’inizio dello scorso anno scolastico quello che mi atterriva era la possibilità che mio figlio potesse prendersi i pidocchi!!!

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